Omicidio Scagni, il perito del pm: «Alberto era capace di intendere e volere»
Alberto, 42 anni, il 1º maggio scorso aveva ucciso con 19 coltellate la sorella minore a Quinto, sotto la casa della donna. Per il consulente del pm Paola Crispo, Giacomo Mongodi, l’assassino era ed è perfettamente lucido. Secondo il perito del giudice per le indagini preliminari, Elvezio Pirfo, al contrario, Alberto Scagni sarebbe semi infermo di mente.

L’accertamento delle condizioni mentali dell’uomo è importante sia per il processo per omicidio, sia per un altro procedimento, quello partito da un esposto dei genitori per omissione di atti d’ufficio e morte come conseguenza di altro reato in cui i coniugi Scagni chiedono di valutare l’operato della Polizia e del Servizio di Salute Mentale. Sono convinti che, se si fosse intervenuti, la figlia avrebbe potuto salvarsi.

Per tornare al filone principale dell’inchiesta, quello che riguarda l’omicidio, la procura ha chiesto la riapertura dell’incidente probatorio, che si sarebbe dovuto discutere oggi. L’udienza è stata rinviata al 22 dicembre.
«Si tratta di una cosa mai vista – ha commentato l’avvocato del padre e della madre della vittima e dell’omicida, Fabio Anselmo – e contro quanto prevede il codice di procedura penale. Io ormai da questo processo mi aspetto di tutto. Ma la cosa grave è che un comportamento del genere arrivi dalla procura che lavora per lo Stato».



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